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Graduatorie supplenze falsate
Graduatorie supplenze falsate
Pagavano ingenti somme di denaro per scalare la graduatoria. Così riuscivano a fare le supplenze in una scuola elementare
La guardia di finanza
sta eseguendo perquisizioni nella sede della Direzione scolastica
regionale e in alcune abitazioni nell'ambito di una inchiesta sulla
alterazione della graduatorie degli insegnanti per ottenere supplenze
nelle scuole elementari. Sono tre i decreti di perquisizione firmati
dal pm di Napoli, Giancarlo Novelli. Gli indagati, a quanto si è
appreso, sarebbero un insegnante, sindacalista della Cisl e due
impiegati del provveditorato di cui uno appartenente al sindacato
Gilda.
Le ipotesi di reato formulate dal pm sono di corruzione
e falso. Dalle indagini è emerso, tra l'altro, che una insegnante
avrebbe consegnato seimila euro al collega, attualmente indagato, per
scalare la graduatoria. Ma gli inquirenti ipotizzano che il «giro» sia
molto più esteso: sono infatti una quarantina le alterazioni delle
graduatorie riscontrate dagli investigatori.
L'inchiesta è stata
avviata nell'ottobre delle scorso anno in seguito a una attività
investigativa della Guardia di Finanza che portò al coinvolgimento di
sessanta docenti. La maggior parte degli insegnanti indagati avrebbero
versato somme di denaro per ottenere una migliore graduatoria e poter
accedere quindi alle supplenze. Ciò avveniva attraverso la manomissione
degli archivi informatici del provveditorato. Gli inquirenti sarebbero
convinti che spesso gli autori degli illeciti sarebbero entrati nel
sistema informatico utilizzando le password di ignari impiegati la cui
posizione potrebbe pertanto essere presto archiviata. Gli sviluppi
dell'inchiesta, con le perquisizioni nei confronti dei tre nuovi
indagati, sono collegati alle rivelazioni di un funzionario del
provveditorato al quale una insegnante avrebbe rivelato di aver versato
6000 euro al collega sindacalista per scalare la graduatorie e ottenere
la supplenza in una scuola elementare della provincia di Napoli.
Secondo quanto emerso dalle indagini, le alterazioni delle graduatorie
non erano macroscopiche per non destare sospetti e determinare pertanto
controlli da parte dei vertici del provveditorato.
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